Mi racconto

Da anni mi occupo di comunicazione, ipnosi, psicologia e crescita personale.
Mi sono avvicinato a queste argomentazioni proprio grazie al mio percorso di trasformazione.
Il mio primo vero lavoro di crescita personale l’ho fatto su me stesso.
Da ragazzo, avevo convinzioni limitanti, insicurezze, credenze che mi tenevano intrappolato in schemi rigidi, schemi che non mi permettevano di crescere, di cambiare, di credere in me stesso.
Ma ad un certo punto tutto ha cominciato a cambiare.
Ho iniziato a credere di più in me stesso e a intraprendere un mio nuovo percorso di vita, che ora racconto in questo libro.
Grazie a questo percorso, oggi utilizzo anche la mia esperienza per aiutare le persone a crescere e a raggiungere i loro obiettivi.

La mia storia
Sono nato a Gela, una piccola cittadina situata a sud della Sicilia, sulla punta più meridionale dell’isola, alle 15:30 del 6 luglio 1967.
Mi padre, Giuseppe, era originario di Udine, una bellissima città del Friuli Venezia Giulia.
Di Udine ho dei ricordi bellissimi.
Ogni anno, durante le Vacanze di Pasqua, ci recavamo in questa stupenda cittadina.
Mio padre proveniva da una famiglia di contadini e quando salivamo a Udine, adoravo immergermi nella natura.
Facevo lunghissime passeggiate tra i campi coltivati e trascorrevo ore ad osservare gli animali nelle stalle della tenuta: cavalli, mucche, conigli, galline.
Mi sembrava di vivere dentro uno di quei cartoni animati di Heidi.
Mio pdre perse i genitori molto presto, a distanza di soli sei miei l’uno dall’altro.
Ancora adolescente, fu arruolato nell’esercito come genio guastatore e mandato a combattere durante la seconda guerra mondiale.
Durante il conflitto, fu fatto prigioniero dai tedeschi e deportato in un campo di concentramento.
Non ricordo il nome del campo, ma conservo vividi i racconti delle atrocità che mio padre vide e visse e che mi confidò molti anni dopo, quando ero già un ragazzo.
Finita la guerra, iniziò a lavorare come carpentiere in ferro presso l’Italsider, una delle principali aziende siderurgiche italiane di quel tempo.
Per esigenze di lavoro, fu trasferito in diverse città italiane tra cui Gela.
Fu proprio lì che incontrò mia madre, Anna.
Mia mamma era una donna d’altri tempi, come si diceva allora per indicare una donna dedita alla casa e alla famiglia.
La sua infanzia non fu felice.
Sua madre, mia nonna Giovanna, era estremamente severa, una sorta di generale.
Da bambina, mia mamma fu costretta a stare in casa per occuparsi delle faccende domestiche e dei suoi fratelli, senza poter andare a scuola e senza avere momenti di svago.
Non conobbe mai né il divertimento né la leggerezza.
Una vera e propria cenerentola.
Fortunatamente, mio padre se ne innamorò.
Una mattina, mentre si recava al lavoro, la vide sul balcone di casa intenta a stendere i panni.
Rimase colpito dalla sua semplicità e delicatezza.
Fu amore a prima vista.
Decise di conoscerla.
A quei tempi non era così semplice dichiararsi ad una donna.
Soprattutto in Sicilia.
Mio padre dovette parlare con mio nonno Angelo, il padre di mia mamma, e chiedere la mano di sua figlia, come si usava fare a quei tempi.
Mio nonno convocò i suoi figli maschi per decidere il da farsi.
Solo dopo questa riunione di famiglia fu concesso a mio padre di incontrare mia madre.
Per i primi tempi, i loro incontri erano “scortati” dai familiari di mia mamma.
A quei tempi, non era concesso che una donna uscisse da sola con il fidanzato.
Dietro ai due futuri sposini, c’era una sorta di processione a tenerli d’occhio.
Nel giro di poco tempo, per fortuna, i miei genitori poterono sposarsi.
Era il 25 settembre 1962.
I primi anni di matrimonio li trascorsero a Gela, ma poco dopo, si trasferirono a Taranto e poi a Genova.
Fu in quest’ultima città che, il 21 aprile 1964, nacque mia sorella Giusy.
Dopo circa tre anni, i miei genitori, insieme a mia sorella, tornarono a Gela.
Fu lì che il 6 luglio del 1967, venni al mondo.